18 Ottobre 2026 > Pierangelo Lucchini

Un gruppo di ricercatori ha eseguito una revisione sistematica e una meta-analisi con la finalità di sintetizzare le prove globali sull’associazione tra la vaccinazione contro il virus dell’epatite B (HBV) e l’incidenza del carcinoma epatocellulare (HCC). Sono stati considerate analisi per sottogruppi in base a paese o regione, formulazione del vaccino e schema di somministrazione. Sono state interrogate le banche dati PubMed, Scopus e Web of Science alla ricerca di lavori specifici pubblicati dalle origini fino al 24 luglio 2025. Il protocollo dello studio è stato registrato su PROSPERO (ID: 1355073). Gli studi sono stati ritenuti idonei se hanno riportato l’incidenza o il rischio di HCC tra popolazioni vaccinate e non vaccinate, se hanno incluso più di 20 casi e se hanno fornito dati comparativi estraibili. La qualità metodologica è stata valutata utilizzando il National Institutes of Health (NIH) Quality Assessment Tool. Per aggregare i tassi di incidenza relativi (IRR) e i rischi relativi aggiustati (aRR), espressi con intervalli di confidenza (IC) al 95%, sono stati impiegati modelli a effetti casuali (DerSimonian-Laird). Alla fine, gli esperti hanno selezionato 16 studi che hanno soddisfatto i criteri di inclusione, con oltre 5 milioni di partecipanti. L’analisi aggregata non aggiustata ha dimostrato una riduzione del 65% dell’incidenza di HCC tra gli individui vaccinati (IRR = 0,35, IC al 95%: 0,26-0,47; I2 = 76,5%). La protezione è risultata coerente tra i sottogruppi, inclusi i maschi (IRR = 0,25, IC al 95%: 0,12-0,53) e le femmine (IRR = 0,43, IC al 95%: 0,20-0,94). La stima aggregata aggiustata ha confermato un rischio di HCC inferiore del 67% (aRR = 0,33, IC al 95%: 0,24-0,46; I2 = 83,4%, con una sostanziale eterogeneità tra gli studi). I vaccini derivati da plasma sono stati associati a una riduzione significativa del rischio di HCC (aRR = 0,34, IC al 95%: 0,25-0,47), mentre la stima aggregata per i vaccini ricombinanti è risultata coerente nella direzione ma non ha raggiunto la significatività statistica (aRR = 0,16, IC al 95%: 0,01-3,72), riflettendo probabilmente il numero limitato di studi contributivi. Una protezione comparabile è stata osservata con regimi di somministrazione pari a =2 dosi o =3 dosi. Nessuno studio è stato classificato come di scarsa qualità; 5 sono stati giudicati buoni e 9 sufficienti, mentre i due studi randomizzati sono stati valutati separatamente utilizzando lo strumento Cochrane Risk of Bias 2. Gli Autori concludono che la vaccinazione contro l’HBV è associata a una riduzione significativa e duratura del rischio di HCC, indipendentemente da fattori demografici, geografici o correlati al vaccino. Tali risultati sono coerenti con l’idea che l’immunizzazione universale contro l’HBV rappresenti una delle strategie di prevenzione oncologica a livello di popolazione più efficaci al mondo.

J Gastrointest Oncol. 2026 Aug doi: 10.21037/jgo-2026-0202

Fonte: Quotidiano Sanità