Al convegno della Fondazione Sospiro dello scorso settembre Jessica Severgini ha presentato un caso dalla cui anamnesi si possono trarre elementi di riflessione sulla gestione degli adolescenti e adulti con autismo di livello tre da parte delle istituzioni.

L. nasce nel settembre 1999

Diagnosi: Disturbo dello spettro autistico, livello 3 di gravità (DSM-V); disturbo nello sviluppo della relazione sociale e delle abilità di comunicazione verbale e non verbale, condotte di isolamento ed ipercinetiche con manipolazioni stereotipate degli oggetti, instabilità comportamentali

Scolarizzazione

Ha frequentato il ciclo della scuola dell'obbligo con attestato di frequenza della scuola media inferiore fino ai 16 anni. Ha poi frequentato un centro diurno per disabili  da giugno 2015 a dicembre 2018. Da qui  è stato dimesso a causa dell'intensità e della gravità dei suoi disturbi del comportamento. Da dicembre 2018 a dicembre 2021  è stato gestito interamente ed esclusivamente dai genitori, già in età avanzata. Il fratello è residente all'estero e pertanto non può dare nessun aiuto.  I comportamenti problema erano altamente pervasivi e potevano occupare intere giornate se non addirittura settimane … tanto è vero che i genitori vivevano blindati in casa.  C'erano comportamenti di autolesionismo (morsi alle braccia e alle mani, colpi con il capo a superfici dure) e aggressività fisica (graffiare, pizzicare, mordere).

E' stata prescritta una terapia farmacologica (Depakin 1500mg, Risperdal 3mg e Aripiprazolo 20mg) che non ha portato a nessun miglioramento.

Mio commento.

Il centro diurno ha dimesso L. perché non era in grado di gestire i suoi comportamenti, ma a monte del Centro c'erano i Servizi che, oltre a prescrivere psicofarmaci senza monitorarne l'efficacia, risultata nulla, hanno pensato bene che l'alternativa al Centro per Disabili fosse una famiglia formata da due genitori anziani.

Questa storia ne richiama tante altre, alcune con epilogo tragico
(vedi https://angsa.it/book/il-mondo-di-sergio/)

Che nel corso della vita di una persona con disturbo del neurosviluppo possa comparire aggressività auto ed etero diretta è noto da tempo e le Istituzioni preposte dovrebbero essere preparate a tale tragica evenienza.

Una risposta adeguata, che nel caso in questione ha avuto luogo dopo tre anni di permanenza a domicilio, può essere l'ingresso in una residenza abilitativa come la Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro. Ma, data la notevole frequenza di queste situazioni, una sola Fondazione non può soddisfare le esigenze di tutta Italia.

A Bologna è stato lodevolmente istituito qualcosa di simile con le Case San Martino, Appartamenti Socio Sanitari Abilitativi per persone con disturbi del Neurosviluppo.

https://www.libertasassistenza.it/wp-content/uploads/2022/06/case-san-martino-carta-dei-servizi-.pdf

Sarebbe opportuno che residenze abilitative per persone con disturbi del Neurosviluppo e gravi comportamenti problema fossero presenti in modo capillare in tutta Italia, così come lo sono le Unità coronariche. I disturbi bel Neurosviluppo non sono meno frequenti e meno gravi della cardiopatia ischemica, naturalmente "mutatis mutandis"

Daniela Mariani Cerati

In ricordo del Prof. Robert Sacy,
Direttore della Clinica Pediatrica Università di Beirut